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*·._(¯`·._(¯`·._.·*Sakura and Snow*·._.·´¯)_.·´¯)_.·*la traduzione in italiano della mitica fanfict di Natalie Baan!
January 11 buon anno!^^accidenti, è un pò tardi per fare gli auguri...però volevo augurarvi a tutti un felicissimo 2007!! ^__^
la traduzione di Sakura and Snow è rimasta un pò indietro per via dell'università, vorrei tanto riuscire ad andare avanti e completare il prossimo capitolo! ç__ç ma ce la farò, magari in questo periodo sarà un pò difficile per via degli esami che avrò tra fine gennaio e febbraio, ma dopo cercherò di dedicarmici per bene!!
per ora quindi vi saluto, baci a tutti e grazie per aver lasciato dei commenti! ^^ leggete anche la fan fict però ok? ;P
ciao ciaoo!!
subaru87 November 05 Sakura e Neve - Capitolo 1❀❉ Sakura e Neve ❉❀
Finalmente sono riuscita a completare la traduzione di questo primo capitolo! YAY~! Purtroppo da quando ho iniziato l'università ho poco tempo, capita spesso che sto fuori casa tutto il giorno e che per disperazione faccia la traduzione in classe con i fogli della fan fict stampati! @___@ Ma comunque finalmente è qui! Sono abbastanza soddisfatta di come è venuta, certo, ci sono sempre le solite frasi bastarde che hanno traduzioni impossibili e senza senso... ma ho cercato di adattarle il più possibile all'italiano per rendere più scorrevole la lettura.
Prima di lasciarvi alla lettura vorrei fare una precisazione riguardo la traduzione di un termine: scrying. E che significa? Ahah... bella domanda, perchè sui dizionari non si trova! XD Sono dovuta andare a chiederlo proprio a Natalie, che mi ha spiegato cosa significa: si tratta in pratica di una tecnica divinatoria che consente di vedere nel passato, futuro o in un luogo distante servendosi di un medium (specchi, sfere di cristallo, bicchieri di vetro, candele, specchi d'acqua, nebbia ecc...). In questo capitolo se ne serve Seicchan per spiare la sua piccola preda, ma dato che non esiste alcuna parola corrispondente in italiano ho dovuto tradurla un pò diversamente. In fondo al capitolo, tra le note, troverete le frasi in cui c'era "scrying". Per la definizione di Wikipedia cliccate qui. Se volete approfondire l'argomento (a me per esempio interessa e ho cercato un pò di roba su internet) trovate delle pagine, in inglese, qui, qui, qui, qui e infine qui.
Infine, ecco la spiegazione di due termini che troverete durante la lettura: ofuda e mitsu-in. Gli ofuda sono i talismani shintoisti, quelli che usa sempre Subaru nei suoi esorcismi, mentre il mitsu-in è la posa delle mani che si assume mentre si pronuncia un incantesimo. Ho messo dei link con le immagini di entrambi nella traduzione, così sarà più chiaro! ^^
E ora finalmente può iniziare la lettura! Grazie ancora a Natalie Baan che scrive questa bellissima fan fict!
La seguente traduzione non può essere pubbilcata su nessun sito, blog o simili. Se qualcuno la vuole leggere viene qua! Tutti i diritti spettano comunque alle Clamp, che hanno creato quei due gran pezzi di uomini di Subaru e Seishirou (*ç*), e a Natalie Baan, che ha scritto la fan fict.
Sakura e Neve
Capitolo 1
di Natalie Baan, traduzione di subaru87
Subaru era ancora seduto nel parco. Quel piccolo stupido aveva aspettato su quella panchina per ore, la sua vista si era appena spostata dall’albero di ciliegio coperto di neve. Cosa pensava che avrebbe potuto concludere lì? Seishirou si liberò da quella visione lontana per un attimo, lasciando che la sua mente ritornasse ai confini poco illuminati del salotto nel suo appartamento. Raccogliendo il bicchiere accanto a se, bevve un sorso misurato del suo contenuto, assaporando il dolce e piacevole fuoco dell’alcol. Poi guardò ancora una volta attraverso la distanza, divertito dalla persistenza del nemico. Non un simile /piccolo/ stupido, certamente. Non più. Subaru era diventato più alto negli anni passati, il suo viso più magro e maturo. Si vestiva con indifferenza, ora che non era più vittima delle fantasie sulla moda di sua sorella, e ciò lo faceva sembrare meno… come lo aveva definito?... una “bambola mascherata”. E gli occhi… quelli erano diversi più di tutto il resto. Avevano smesso di essere tali specchi d’innocenza, brillando ad ogni emozione che toccava il suo cuore. Subaru aveva avuto gli occhi come quelli di un animale, pensava Seishirou, occhi che non capiscono niente—e forse c’era stato un tempo in cui Subaru poteva essere lusingato per almeno una parte di quel paragone. Quegli occhi tuttavia si erano ristretti, e si proteggevano: profondi specchi verdi non più pieni di luce. C’erano cose di cui era venuto a conoscenza. Ma era ancora una stupido. Seishirou scostò ancora lo sguardo da lui per trovare lo stereo lontano. Lo accese, e il lettore cd ronzò leggermente, muovendosi tra i suoi programmi. Quando finì e iniziò la lenta vibrazione della musica, Seishirou appoggiò la testa indietro contro il cuscino della sua sedia. Chiuse gli occhi e sorrise all’erede dei Sumeragi: fuori nel Parco di Ueno in questa notte d’inverno, proprio come i fantasmi che era compito di quella famiglia scacciare. <Così inquieto e inutile… stai aspettando che ti scopra lì? Mi sfiderai, quando arriverò a difendere il tumulo dei fiori di ciliegio? Che cosa senza senso. Ho di meglio da fare col mio tempo, te lo assicuro. Specialmente in una notte fredda come questa.> <Pensi veramente che verrei da te?> Gli occhi di Seishirou si aprirono lentamente, uno marrone-dorato e l’altro un vortice torpido di bianco. Fissò Subaru con mite curiosità, domandandosi cosa passasse nella mente dell’altro in tempi come questi. <Cosa speri? Cosa intendi fare? Lanciarti contro il sakura stesso?> Seishirou rise leggermente pensandoci. <Beh, forse sei tu l’unico a tormentarti lì…> <Hai sempre avuto talento nel soffrire.> Subaru si alzò e iniziò a camminare di fronte alla panchina, qualcosa che aveva già fatto più di una volta. Sembrava stesse cercando di tenersi caldo. Seishirou lo guardò tossire leggermente, e gettare il mozzicone della sua sigaretta in un cumulo di neve. Il suono della tosse era sommesso, attenuato dalla distanza; la musica quasi lo copriva. Dopo un altro momento Subaru si fermò, e fece un tentativo incerto di trovarlo con la magia (1). Seishirou assottigliò la vista, diffondendo il campo di visione attraverso l’intero parco, e Subaru, cercando uno sguardo diretto, non lo notò nemmeno. <Sbadato, Subaru-kun. Di solito non sei così distratto.> Subaru cercò ancora per un pò, ma la sua determinazione sembrò vacillare, e presto si arrese allo sforzo. Seishirou lo guardò gettarsi di nuovo sulla panchina. Era come osservare qualcosa con la coda dell’occhio, scorgendo ciò che poteva esser visto solo a metà. Nell’oscurità e da questo nuovo vantaggio, l’onmyouji era appena visibile: un’immagine confusa di ombre che presto divenne immobile. Quindi aspettò, come se fosse il gesto in se ciò che importava. <Beh, suppongo che non sia importante quali siano le tue ragioni. Non c’è nulla che tu possa fare là fuori che potrebbe interessarmi. Se la tua presenza vicino al sakura fosse stata un qualunque tipo di pericolo, me ne sarei già occupato. Credimi—> <Non ti avrei risparmiato.> La musica cambiò, mutando nell’inizio della canzone successiva. Sembrò essere una che Seishirou apprezzasse particolarmente, e lasciò che il suono lo riportasse al suo appartamento. Ascoltò la canzone con piacere, cantando durante un paio di ritornelli, ma lasciando comunque un minimo collegamento aperto nel parco, e diede uno sguardo in quella direzione di tanto in tanto. Subaru non aveva del tutto esaurito il suo interesse per quella notte: c’era ancora la possibilità che potesse succedere qualcosa, e così Seishirou proseguì col suo pigro scrutinio, giusto nel caso. Era il cacciatore dentro di lui, che non poteva distogliere gli occhi dalla sua preda finché ci fosse stato qualunque segno di vita; e anche l’istinto dello sciamano, di stare allerta per rilasciare le forze non considerate. Aveva lasciato andare Subaru per molto, molto tempo… tuttavia, come tutto il resto, quella tregua era una cosa temporanea. La canzone finì. Nel silenzio tra le due tracce Seishirou batté leggermente l’unghia contro il suo bicchiere, ascoltando il debole rintocco del cristallo. /Subaru./ Bello, delicato e fragile… e, come tutti gli oggetti simili, di durata limitata, persino più del resto di questo mondo transitorio. Lo avrebbe potuto uccidere così facilmente anni prima. Certo, per un attimo Seishirou aveva pensato che non ci fossero più motivi per tenere in vita Subaru. E quindi la scelta di sua sorella, la sua morte, avevano avuto drammatiche ripercussioni: Subaru era esploso in quell’ondata di perdita e dolore, e l’intensità inaspettata, quel lampo di potere, avevano rinnovato l’interesse evanescente di Seishirou nei confronti dei quel ragazzo. Senza quello non avrebbe mai pensato di aspettare: vedere come il ramoscello spezzato sarebbe cresciuto, scoprire cosa Subaru sarebbe ancora potuto diventare. E poi la scorsa primavera, in quel giorno a Nakano, l’aveva finalmente scoperto. Forse sarebbe dovuto essere grato ad Hokuto. Era stata, dopotutto, la sua più appassionata sostenitrice. Seishirou guardò pensosamente verso l’ammasso informe di ombre che era Subaru. Stava quasi per ammettere che fosse un gioco stravagante. La parole d’ordine dei Sakurazukamori era “non essere visti”, e se si veniva visti, non lasciare superstiti. Ogni testimone era assolutamente un pericolo, e lasciare andare uno sciamano, lasciare andare il tredicesimo capofamiglia dei Sumeragi, una persona che conosceva ciò con cui aveva avuto a che fare e che possedeva un qualche tipo di potere… gli antenati di Seishirou non avrebbero sicuramente approvato. Ma sfortunatamente per loro, Seishirou era piuttosto indifferente a ciò che avrebbero potuto pensare o fare. Le opinioni dei vivi non lo toccavano minimamente, perché quelle dei morti avrebbero dovuto? Inoltre, nessuno avrebbe mai saputo cosa era accaduto lì. I morti erano morti, e non ci sarebbe stato nessun figlio o figlia a prendere il suo posto. No. Dopotutto, il mondo stava per finire A quel pensiero, Seishirou sorrise ancora. Alzò il suo bicchiere per tutti quelli che erano venuti prima di lui, gli sciamani assassini e quelli uccisi il cui sangue era nelle sue vene e sulle sue mani. Solamente che lui non sarebbe morto sul tumulo dell’albero di ciliegio; non avrebbe perso la sua vita per alimentare il potere di qualcun altro. Sarebbe stato l’ultimo Sakurazukamori. Ciò gli diede una soddisfazione definitiva. Seishirou bevve e quindi abbassò il bicchiere, diventando serio per un attimo quando lo fece. Fissò il liquido scuro e traslucido senza vederlo realmente, e la sua vista tornò invece alla persona vicino al sakura. Non aveva mai rinunciato a ciò che era. Per essere quello—essere il Sakurazukamori—erano necessarie certe cose. Chiunque vedesse il “guardiano del tumulo dei fiori di ciliegio” all’opera doveva essere ucciso. Nessuno di quelli che il Sakurazukamori aveva deciso di uccidere era scampato al suo destino. Certe cose non erano aperte alla disputa: c’era una parte innegabile di se stesso, intrinseca nella sua natura come la sua altezza, o il nero dei suoi capelli, o il grande spazio luminoso della sua mente. Era il Sakurazukamori, e Subaru sarebbe morto. Ma /non/ prima che Seishirou fosse pronto ad ucciderlo. Seishirou rise, ritrovando il suo solito buon umore. <Quanto mi odi? Proverai a “punirmi”?> <Che cosa farai?> Proprio adesso, Subaru non stava facendo nulla. Seishirou riportò l’immagine sfocata alla chiarezza, dato che l’onmyouji non lo stava più cercando. Fece scivolare la sua vista attorno alle spalle per vedere nel suo volto serio e privo di emozioni. Subaru fissava in direzione del sakura; che stesse guardando veramente l’albero o fosse semplicemente perso in pensieri o ricordi era difficile da dire. Non c’era alcun movimento, se non un occasionale piccolo cambio di posizione. Per un attimo sembrò che stesse per stufarsi. <Mmh… beh, se è così, allora ti lascio.> Perdendo interesse per il tempo, Seishirou riportò la sua attenzione all’appartamento, controllandolo accuratamente mentre lo osservava. Scrutò l’area circostante prima di nascondere i sottili flussi del potere che possedeva. Non venne seguito mentre lo fece—non si aspettava che lo fosse—ma si preoccupava tuttavia di queste cose. Era un motivo per cui si sentiva piuttosto sicuro, anche se era stato “cacciato”. <Anche se si tratta di te, Sumeragi Subaru. Perché se l’indovina sotto il palazzo del Parlamento non può trovarmi, tu certamente non puoi.> <Ma io posso sempre trovarti….> <Sempre.> Seishirou eliminò l’ultima ombra della visione, e si stiracchiò languidamente. Così, ora che questo diversivo era finito, cosa avrebbe fatto stanotte? Poteva uscire, ma aveva già visto abbastanza di questa gelida notte invernale, ed era poco disposto ad andare in giro per essa. In più, si sentiva pigro… forse sarebbe rimasto a casa a leggere. Avrebbe preso qualche magazine; alcuni erano riguardo al “lavoro” (quei gruppi “New Age” millenaristici erano i più ridicoli, ma potevano essere divertenti, e nulla che potesse toccare anche lontanamente i prossimi eventi poteva essere ignorato), e un paio erano soltanto d’intrattenimento. Questo era sicuramente abbastanza per occuparlo. Comunque… Comunque, andava bene anche stare semplicemente seduti, rifletté: ascoltare la musica e non pensare a niente di particolare. Si sarebbe probabilmente goduto questo momento di tranquillità, poiché non ne erano rimasti poi così tanti. Era una cosa rara… tutto diventa raro in questi ultimi giorni, e dava una piacevole nostalgia, un senso di precarietà che di per se era una ragione abbastanza buona per la fine. I magazine lo avrebbero intrattenuto per un po’, decise Seishirou, e si rilassò con soddisfazione sulla sua sedia. Notò che aveva ancora il bicchiere in mano—quasi vuoto, e decise di finirlo. “Eh?” Una sottile onda d’energia scintillò nella sua mente, un’intensa sensazione d’allerta. Corse lungo la spina dorsale e i suoi nervi come qualcosa di vivo. Seishirou posò il bicchiere. Subaru si stava muovendo. Si era alzato dalla panchina, e ora camminava verso l’albero di ciliegio. La neve scricchiolava sotto i suoi piedi. Fermandosi appena oltre l’apertura creata dai rami senza foglie, infilò la mano nella manica del cappotto e tirò fuori un fascio di ofuda. “/On./” Con uno scatto preciso, Subaru lanciò i talismani verso l’albero. Si diffusero nell’aria intorno al tronco, e iniziarono a risplendere in un fuoco leggero. Così… Subaru stava veramente per attaccare il satura. Questo poteva essere interessante. “/On… batarei ya sowaka…/” I rami iniziarono a muoversi leggermente, sebbene non ci fosse vento. Piccoli turbini di neve si sparsero a terra qua e là. “/On… batarei ya sowaka…/” Seishirou si alzò e camminò attraverso la stanza. Redisse la copertura sulla grande finestra e fissò attraverso il suo riflesso nel vetro—quindi smise di guardare del tutto qualsiasi cosa sul livello fisico, e la sua vista fu completamente occupata da quella visione lontana. “/On… batarei ya sowaka…/” Lo scuotersi dei ramoscelli risuonò nell’aria, che iniziò ad agitarsi silenziosamente, come disturbata da un terribile rumore oltre l’udito umano. Era il potere che aveva iniziato a risvegliarsi, e per quelli che avevano occhi per vedere, la notte si era completamente trasformata. Il cielo della città, mai completamente nero, divenne tale, e le ombre del parco si infittirono e si fecero più affilate. Vicino al sakura, quelle ombre assunsero l’opaco colore rossastro della ruggine, e si mossero, filtrando gradualmente verso l’esterno come il fluire del sangue da un cuore che ha quasi cessato di battere. L’albero sussurrò, <Nemico>. Solo Seishirou poteva sentirlo. <Subaru-kun. Hai la minima idea di che cosa stai attaccando?> Subaru strinse le sue mani nel mitsu-in, l’indice si alzò davanti al suo viso mentre continuava a recitare le formule. Nell’oscurità, la luce della sua magia era l’unica cosa luminosa. Il movimento dell’aria si intensificò, le sue vibrazioni sembravano un lamento acuto mentre catturavano quelle ombre e le ingigantivano—mentre si univano ad esse, così che le ombre e il vento divennero un solo vortice, forze adirate sferzavano intorno a Subaru con violenza crescente. Non potevano ancora avvicinarlo, nella luminosità dell’ofuda. <No, sono sicuro che non ne hai la minima idea. E ti conosco abbastanza bene per sapere che non hai dormito e mangiato in modo appropriato prima di questo—che vieni qui, in questo modo, da uno stato precedente di debolezza, come sembri sempre.> <Beh, in ogni caso… vediamo cosa riesci a fare.> Alzando la sua voce contro la furia del vento, Subaru cominciò la sua invocazione principale. "/On nama samanta vajuranam chanda maharoshana, savata on tiraka hanba sowaka..../" Impose la sua volontà sull’albero. Il potere si sollevò tra l’onmyouji e l’antico sakura. In quattro piccole fiamme brillanti, gli ofuda vennero distrutti. Subaru li lasciò andare senza preoccuparsene, catturando l’energia protettiva che avevano tessuto e sostenendola con le sue capacità… impressionante. Il rumore del vento aumentò fino a diventare un gemito rabbioso. Subaru alzò le mani al di sopra della testa, i suoi occhi erano neri mentre ripeteva le parole, mentre legava tra loro i tre fili dell’incantesimo… Radunare, contenere, e purificare. <Ci avevi già provato quando eri solo un bambino, e hai fallito, come fallirai ora. Allora l’innocenza ti proteggeva dalle piene conseguenze delle tue azioni, ma non sei più innocente—e il sakura ti ucciderà perché quella è la sua natura. Subaru-kun—> —la magia scorse nello spazio tra le mani di Subaru— <—puoi morire qui.> “/On batarei ya sowaka!/” Fuoco bianco esplose intorno a Subaru e all’albero quando allargò le braccia nel rilascio dell’incantesimo. La sua forza di volontà risplendette contro l’oscurità, illuminando ogni crepa del grande tronco in una feroce vampata di potere. La luce illuminò la neve caduta quando trasformò per un attimo la notte in giorno: una luce spirituale, come una visibile, anche se le ombre che conteneva erano più della semplice oscurità che uno poteva vedere. Erano i morti. Quello era ciò che Subaru bambino aveva percepito in modo così potente che lo aveva portato attraverso Tokyo, da un destino all’altro: la sofferenza e la malvagità di così tante vittime che non potevano essere contate. Irragionevoli, muti, le loro anime venivano spinte nel tumulto sotto al suo albero guardiano, come se i loro corpi fossero sepolti al di sotto di esso. Era la loro esistenza priva di vita che dava all’albero il suo potere, il loro risentimento che gli dava qualcosa vicino alla capacità di sentire. Alleato e simbolo del Sakurazukamori, antico più di ogni altra cosa vivente sulla faccia della Terra… <Subaru-kun…> <Venti secoli di magia e sangue, di odio, morte e paura.> <Pensi davvero di avere qualche possibilità contro tutto questo?> Subaru stava ancora sostenendo il potere facendo convergere la luce, sforzandosi di raggiungere il cuore del sakura. Le sue labbra si muovevano silenziosamente, con un’espressione concentrata sul volto. Un alto livello di capacità, si, ma le capacità da sole non potevano portarlo lontano. A questo punto era il suo potere personale contro quello del sakura, e Seishirou poteva percepire dall’emanazione magica che era quasi al limite. Nonostante quello, non si arrendeva. Lasciò sgorgare il suo potere in una costante ondata di forza, premendo contro quei limiti che non poteva spezzare… evocando, ma senza mai avere risposta. L’albero emise un lamento. Ci fu una terribile sensazione, come di un ramo troppo piegato che si libera e scivola indietro di scatto. E Subaru stava combattendo per la propria vita. La furia dell’albero si riversò su Subaru, una sferzata di pura ferocia che spaccò con facilità il suo incantesimo di difesa. Subaru riportò a se i frammenti del potere protettivo, ricomponendo i rimanenti in uno scudo di luminosità intorno a se. Vento e ombre passarono accanto a lui circondando lo stretto cerchio che la sua magia aveva creato. Attaccò dall’interno di quel fragile scudo con tutta la forza che potesse trovare, ma il tumulto inghiottì il suo attacco in un colpo solo e iniziò ad avanzare all’interno, premendo inesorabilmente, sempre più vicino. La luce di Subaru si intensificò quando la sua barriera indietreggiò, ma la sua forza non avrebbe resistito oltre quel momento. E lui lo sapeva. “/On!/” Subaru urlò la sillaba, la sua voce quasi impercettibile sull’ululato del vento. Il suo potere brillò e si indebolì. “/ON!/” —il tumulto si gettò su di lui come un’onda. In quell’istante, Seishirou mandò il suo pensiero fuori dall’appartamento. La sua illusione si manifestò accanto al sakura: la perfetta immagine di se stesso, in tutta la sua concretezza. Sollevò la mano. Le ombre si allontanarono rapidamente da Subaru. Formarono un circolo luminoso attorno a lui e da lì si ritirarono lentamente indietro, avvolgendosi intorno all’immagine di Seishirou con riluttanza prima di frammentarsi nell’oscurità della notte di Tokyo. Il vento diminuì finché non svanì del tutto, non lasciando nulla indietro se non la lieve brezza del freddo invernale: Seishirou era consapevole del freddo attraverso i sensi distanti, sebbene non potesse veramente percepirlo. Era meno freddo rispetto a prima, comunque, sembrava che il tempo stesse cambiando. Forse avrebbe fatto altra neve. Seishirou fissò in basso verso Subaru. <Mio>, mormorò scontrosamente l’albero. <Già—non lo sono tutti?> rispose Seishirou <Ora, per favore taci.> Nell’illusione mosse un passo dall’albero, e camminò verso l’altro onmyouji. Tremando, cercando di riprendere fiato, Subaru era piegato sulle ginocchia, una mano sollevata di fronte al volto. La crudezza dell’aria lo colpì, e cominciò a tossire di nuovo. Seishirou lo esaminò attentamente, notando lo sfinimento, il terribile pallore della sua pelle, le scarpe da ginnastica e il cappotto le cui maniche erano un po’ troppo corte… senza tralasciare alcun dettaglio, perché il Sumeragi era un nemico e uno sciamano. Era possibile che questa fosse una trappola, che la sua spedizione potesse esser ripercorsa fino alla sua origine, sebbene naturalmente aveva preso precauzioni contro una cosa simile… ma tutto ciò che vedeva sembrava confermare la stessa cosa. A Subaru non era rimasto nulla, ne la forza, ne la magia e nemmeno la volontà di combattere. Aveva speso tutto nella lotta contro il sakura. E qualcosa, forse, anche prima di quello. <Un onmyouji che lavora per il governo potrebbe permettersi un cappotto nuovo, se gli importasse. Ma non ti sei mai interessato a te stesso, anche in questioni più importanti. Nessun interesse personale, nessun istinto di preservazione: ti spendi troppo facilmente, e ciò ti rende ancor più debole di quel che sei davvero.> Seishirou scosse la testa fingendo dispiacere, anche se sorrise leggermente. <Non è un segno positivo.> Subaru lo guardò improvvisamente, e Seishirou si ritrovò ancora sorridente quando fissò quegli occhi verdi. Brillavano di una luce quasi misteriosa, come un lampo di lucentezza sul bordo tagliente di un vetro rotto, e oltre lo splendore, privi di vita. Questa luce era una cosa nuova, pensò Seishirou—ma non quella luminosità che c’era stata lì un tempo. Era piuttosto come il riflesso sulla superficie scura di un gioiello: uno smeraldo, se ne esistesse uno che avesse quell’intensità cupa di colori. Quegli occhi bellissimi che aveva sempre avuto—e che aveva anche adesso, come finestre chiuse verso il mondo. Era una specie di auto difesa. “/Seishirou-san,/” sussurrò Subaru, la sua voce roca, lacerata come la sottile inconsistenza di uno spirito. “Ciao, Subaru-kun.” Le parole di Seishirou suonavano perfettamente normali, nonostante il fatto che non fosse fisicamente presente. Il suo “respiro” si stava persino ghiacciando nell’aria. La perfezione dell’illusione era un suo punto d’orgoglio. “Che brutta tosse che hai. Sei stato da un dottore?” “Eri tu,” bisbigliò Subaru in modo inespressivo “a spezzare l’incantesimo.” Le sue parole potevano essere interpretate come una domanda, ma Subaru non mostrò molto entusiasmo per la risposta. Seishirou decise di ignorarlo per il momento. Continuò invece a sorridere dolcemente, come mostrando preoccupazione. “E’ una notte fredda per stare fuori a giocare nella neve,” osservò Seishirou. Era “apparso” con addosso un cappotto, e ora infilava illusoriamente le mani nelle tasche. “Dovresti vestirti più pesantemente la prossima volta.” Subaru stava effettivamente tremando, ma i suoi occhi erano fissati su Seishirou in modo inespressivo e non davano indietro niente. “Se devi stare fuori per lungo tempo in inverno, è anche bene non fumare,” continuò Seishirou. “Sapevi che fumare restringe i vasi sanguigni? Puoi congelarti molto più facilmente quando la circolazione è ridotta in quel modo.” Non c’era risposta, se non il vuoto fissare. Seishirou osservò quel vuoto per un attimo, e quindi provò con un soggetto differente. “Sei stato occupato col ‘lavoro’?” Aveva un’idea di ciò con cui Subaru era stato occupato ultimamente, ma lui non doveva saperlo… l’unica risposta fu un altro attacco di tosse: più lungo e aspro questa volta. Seishirou sospirò tra se e se e diede uno sguardo al dorso delle mani di Subaru mentre aspettava che gli passasse. Erano coperte dai guanti per tener caldo, non per protezione, e Seishirou poteva percepire la presenza delle sue stelle abbastanza chiaramente: segni invisibili a occhi umani, ma non ai suoi. Erano come un segnale per lui, sempre, e se voleva poteva allungare il collegamento che creavano e percepire la vita di Subaru come una piccola e calda fiamma tra le sue mani. Subaru non aveva mai tentato di mascherare i segni, sebbene fosse concepibile che potesse. Era come se volesse che Seishirou lo trovasse, che venisse da lui… beh, certo, c’era riuscito. Intendeva trovare e uccidere l’assassino di sua sorella, dopotutto. Subaru smise di tossire, ma non guardò in alto ne parlò ancora. Tra loro si rimise il silenzio, lo stesso strano silenzio che c’era stato nel loro ultimo incontro, forse solo più tetro da parte di Subaru. Non ci fu nemmeno alcun movimento dal Sumeragi questa volta, nessun segno di coinvolgimento nel suo volto, nessuna reazione fisica verso la presenza di Seishirou—solo quel leggero tremore mentre stava lì nella neve. Era come se ne fosse andato dentro di se, non più vivo verso qualunque cosa. Era piuttosto noioso. Pigramente, Seishirou giocò un po’ con la sua illusione, lasciando che le estremità del suo cappotto si muovessero e piegassero come spinte da una forte brezza. Lasciò che il “vento” raggiungesse i suoi capelli e anche quelli di Subaru, facendo turbinare la neve che era caduta dal sakura intorno a entrambi—quelli erano effetti che richiedevano impegno, muovere il reale con l’inconsistente. La neve picchiettò gentilmente contro il viso di Subaru, ma non se ne curò nemmeno. Hmm. Cosa poteva fare di meglio per ottenere qualche reazione? “Il sakura ha spezzato il tuo incantesimo,” disse infine Seishirou, lasciando che un leggero divertimento trasparisse dalla sua voce. “Non è indifeso. Non ricordi, Subaru-kun? Il giorno in cui ci incontrammo per la prima volta?” <Hai eseguito il tuo primo incantesimo su questo albero, e ti ha respinto, non è così? Ti avrebbe potuto ferire molto peggio quella volta, se non fossi stato una minaccia tanto piccola. Eri così piccolo che poteva a malapena vederti.> <Così innocente… ma non più.> Subaru non disse nulla, i suoi occhi rimasero fissi sul terreno innevato ai piedi di Seishirou. I fantasmi dei morti avevano lasciato leggere impronte dopo essere svaniti, un dettaglio che compiaceva Seishirou, anche se Subaru sembrava esserne inconsapevole… poteva essere che non avesse realizzato che era tutta un’illusione? Pensava che Seishirou fosse veramente presente lì? “Forse non ricordi. Forse preferiresti dimenticare. È questo il tuo desiderio, Subaru-kun?” La voce di Subaru era come quella di un sonnambulo che inciampa attraverso una stanza, goffo, distante e lento (2). “Desidero solo una cosa.” Una risposta. Straordinario. “Uccidermi?” Chiese Seishirou, ancora sorridendo, e allargò un braccio in un gesto d’invito. “Ti piacerebbe provare adesso?” Sarebbe stato comico se Subaru avesse provato ad attaccare il suo fantasma, ma non sarebbe accaduto probabilmente. Anche se Subaru ne avesse raccolto la volontà, sembrava essere troppo debole. Una risposta monosillabica, o probabilmente solo silenzio… quindi Seishirou fu sorpreso quando Subaru alzò lo sguardo di nuovo, bianco come la superficie di uno stagno, altrettanto trasparente. Era come se Seishirou potesse vedere dritto attraverso di lui, come se non ci fosse nulla. “Se ti uccido, divento te.” Disse Subaru senza la minima inflessione: ne odio, o rabbia, o paura. Non c’era nemmeno una sensazione di aspettativa nelle parole, ne buona ne cattiva, solo un vuoto vacante. Era veramente molto strano. Per coprire il suo leggero stupore, Seishirou rise. “C’è più di questo nel rito di successione” rispose. Tornò indietro con la mente, cercando di ricordare cosa avesse potuto dire tanti anni prima che avesse potuto suggerirgli quell’idea. “Non sapevo fossi interessato, Subaru-kun.” “Non lo farò.” Disse Subaru. “Non commetterò quello sbaglio.” La sua voce era decisa, per quanto fosse così piatta e priva di vita, e Seishirou percepì un leggero interesse risvegliarsi di nuovo in lui. C’era qualcosa lì alla fine, oltre al silenzio. “Sbagliato uccidermi?” Chiese quindi Seishirou, veloce e gentile come il tocco del fuoco. “O diventare me?” Subaru sembrò non sentire. Stava ancora parlando, ma le parole uscivano più lentamente ora: cadevano pesanti, come pietre, e lo lasciavano senza fiato. “…non importa che succede…” mormorò “…non importa…quanto…” “Subaru-kun—” “Non importa,” Subaru stava bisbigliando, “non importa, non… importa…” come se avesse perso la connessione tra le parole, la sua mente vaneggiava anche col suo nemico davanti, e improvvisamente Seishirou mise tutto insieme, il pallore e il tremore, gli occhi troppo brillanti, la tosse— Febbre. Infezione ai bronchi, probabilmente. <”Lavorare” quando sei così malato? /Sinceramente,/ Subaru-kun…> Forse su un qualche livello Subaru si accorse che stava delirando. Sussurrò “no” un’altra volta con tranquillità, e quindi smise di parlare. Ci fu silenzio ancora una volta. <Beh,> pensò Seishirou, <è così.> Alzò lo sguardo al cielo senza luna e senza stelle, le nuvole scorrevano leggermente rosate dalla luce della città. Stava sicuramente per nevicare—no, /stava/ nevicando; i primi piccoli fiocchi stavano già cadendo, discendendo dall’alto uno dopo l’altro. Un paio passarono attraverso il corpo del suo fantasma mentre cadevano. In ogni caso aveva quasi finito lì. Seishirou lasciò che il suo sguardo tornasse a Subaru. <Mi domando se hai veramente deciso di non cercare di uccidermi, o se sei solo fuori di te.> Scrollò le spalle, non dando troppo peso alla domanda. <Ma comunque non importa.> <Non potresti uccidermi.> <Non potresti essere il “guardiano del tumulo dei fiori di ciliegio”, neanche se fosse così semplice.> <Pensavo che mi avresti almeno potuto sfidare un giorno. Ora non ne sono così sicuro. Penso—> <Beh, non importa.> Si alzò un vento leggero, agitando veramente i capelli di Subaru stavolta, e facendo turbinare i discontinui fiocchi di neve. Portò una stella di neve accanto a Seishirou, e osservò danzare quel fiocco bianco. <Forse dovrei ucciderti ora e finirla. Nelle condizioni in cui sei, potrei farlo in qualunque modo da qui. Non saresti mai capace di fermarmi.> <Forse dovrei…> “Dovrei?” mormorò tra se. Subaru lo guardò debolmente, quindi lasciò che i suoi occhi si abbassassero ancora, la loro vista lasciò Seishirou come una luce che lascia una candela spenta. Abbassò il viso e rimase fermo. Quasi come se pensasse di morire. Come se lo stesse aspettando. “No.” Disse Seishirou. Fece brillare attorno a se il nero del cappotto che indossava il suo fantasma. Deboli luci si mossero nella profondità delle sue ombre come l’ondeggiare di foglie cadute. Il loro movimento turbinante si trasformò in un gemito dell’aria quando evocò il vento del sakura, non la furia piena di rabbia dei morti, ma quell’altro vento che poteva chiamare, forte, freddo e dolorosamente bello. Con la sua venuta, portò brevemente l’oscurità di una maboroshi attorno a Subaru—ma Subaru era già svenuto, e stava perdendo conoscenza, lasciando andare il sottile controllo della sua volontà su mente e corpo. Seishirou lo guardò mentre cadeva, osservò gli occhi verdi velarsi e chiudersi, e poi, scrollando ancora le spalle, lasciò che il vento prendesse tutta la magia, sia il fantasma che la maboroshi, e li fece svanire. Un paio di petali del sakura furono trasportati nell’ultima folata di vento, e quando svanì caddero a terra. Si posarono delicatamente accanto a Subaru, due fuggevoli chiazze di rosa pallido contro la neve. Subito dopo, svanirono entrambi. Seishirou guardò la scura superficie riflettente della finestra in camera sua. Per un attimo, poté ancora vedere la forma priva di sensi di Subaru ricurva a terra davanti all’albero di ciliegio. Quindi chiuse completamente l’immagine lontana dalla sua mente, unì le estremità del potere, e le rilasciò, concludendo l’incantesimo. Lasciò che il sipario ricadesse, chiuso. <Il tredicesimo capofamiglia dei Sumeragi…> pensò. <Dovrai fare molto meglio di /questo./> L’altra stanza era silenziosa. Il cd doveva essere finito mentre era “fuori”. Beh, l’avrebbe ascoltato un'altra notte. Tornò in salotto per spegnere lo stereo, e quando lo fece notò il suo drink che non aveva ancora finito. Non ne era rimasto molto. Seishirou alzò il bicchiere e lo fissò. Era stato un incontro deludente. Confidava, comunque, che Subaru avesse di più da offrire. Ricordava l’abilità con cui l’onmyouji aveva bilanciato le diverse forze nell’incantesimo, la reazione immediata allo spezzarsi della sua difesa, sebbene fosse così malato… ricordava altre notti, altri lavori, la profonda ed inesauribile dedizione del ragazzo verso tutto ciò che gli veniva richiesto, un cuore puro che non reprimeva alcuna emozione, e poi un’incandescente esplosione di sofferenza e tradimento… Subaru aveva risorse da tirar fuori più di quanto ne fosse davvero consapevole. Forse quando la sua salute sarebbe migliorata avrebbe ricordato ciò che era successo stanotte, il suo fallimento, e si sarebbe impegnato maggiormente per questo. Poteva prevedere certe cose, pensò Seishirou, e sorrise. <”Datti da fare, Subaru!” Non è questo che direbbe tua sorella?> <Posso quasi sentirla…> Seishirou girò il bicchiere, fissando nella sua bocca circolare in un breve momento di rievocazione. La piccola quantità di vino violaceo girò sul fondo. Dopo nove anni si era abituato alla curiosa ristrettezza della sua visione (3): la perdita della percezione profonda era qualcosa che notava solo certe volte, di solito quando pensava al passato. Lo aveva fatto abbastanza questa sera, realizzò. Era una cattiva abitudine, anche quando uno era incapace, come lui, di provare rimorso. Seishirou sorseggiò il resto della bevanda, e poi sbadigliò. Sebbene non fosse ancora eccessivamente tardi, decise di definirla notte. Capitolo 1 - Fine
...:Note:...
(1) ...e fece un tentativo incerto di trovarlo con la magia. In questa frase si usava la parola "scrying"! In originale era: ...and made an halfhearted attempt to feel for scrying. Natalie comunque mi ha dato per buona la traduzione "cercò di trovarlo con la magia"! XDD
(2) La voce di Subaru era come quella di un sonnambulo che inciampa attraverso una stanza, goffo, distante e lento. Ahahah! ^^ Questa frase è alquanto strana! Eppure l'originale era proprio così! Subaru's voice was like a sleepwalker stumbling through a room, awkward and remote and slow. In ogni caso i suggerimenti sono ben accetti se si può rendere meglio questa frase! ^^
(3) Dopo nove anni si era abituato alla curiosa ristrettezza della sua visione. Grazie a Elichan per l'aiuto nella traduzione di questa frase! Arigatou gozaimasu! ^_^
Bene, e con questo si è concluso il primo capitolo di Sakura & Neve! La strada è ancora mooolto lunga! Per chi non lo sapesse, finora Natalie Baan ha scritto 17 capitoli di Sakura and Snow (alcuni lunghissimi!!) e 4 Drift (brevi storie sempre riguardo Sakura and Snow esclusivamente yaoi) collocate tra vari capitoli. Ma sono comunque decisa ad andare avanti nella traduzione, anche se mi ci volesse un anno o due (ma credo comunque ci vorrà di più! ^__^).
Ogni commento riguardo questo capitolo è benvenuto! Noi ci risentiamo appena sarà pronto il secondo capitolo, e cercherò di sbrigarmi perchè mi preme troppo di tradurre il quinto.... ahah.... dove finalmente.... ^^ Non dico altro! cercherò di sbrigarmi e basta!
Per qualsiasi domanda potete usare anche questo indirizzo: subaru_sumeragi@libero.it
Alla prossima! ^___^
subaru87
September 08 Qualche info in più su "Sakura and Snow"Non vorrei ci fossero equivoci sul contenuto di questo blog, quindi ho deciso di scrivere qualche chiarimento traducendo delle note di Natalie Baan stessa, che potete trovare in lingua originale in questa pagina del suo sito di fan fictions (che trovate tra i link).
Note dell'autrice -- Generale
"Sakura and Snow" è una fanfic collocata nell'universo di X/Tokyo Babylon creato dalle CLAMP, ed è la mia risposta personale alla domanda di come risolvere il lungo conflitto tra Subaru Sumeragi e Seishirou Sakurazuka. Vi avverto che sarà una storia molto lunga, e sfortunatamente sono una scrittrice lenta--una volta postato ciò che ho scritto, ci potrebbe essere un lungo periodo d'attesa tra i capitoli. Il mio obiettivo, comunque, è di finire "Sakura" prima che le CLAMP finiscano X. Penso che potrebbe essere possibile....
Qualche commento sulla storia in generale:
- Come molte fanfic, questa storia contiene SPOILER. Se non hai letto la fine di Tokyo Babylon e i numeri di X più recenti, e se non vuoi scoprire cosa accadrà in quelle pubblicazioni, allora non leggere questa fanfic. (in ogni caso, capirai meglio la storia se avrai familiarità col manga) Per favore nota che "Sakura and Snow" lascia la storia ufficiale delle CLAMP intorno al numero 10 di X e diventa un universo alternativo. Ho provato a restare all'interno della storia reale del manga, ma non ho potuto lavorare sugli eventi più recenti senza rifare tutto quanto, quindi per la maggior parte non ci ho neanche provato. Perciò, d'ora in poi voleremo per conto nostro. Mettete la vostra cintura di sicurezza!
- Questa fanfic contiene del materiale omosessuale. Le parti esplicite sono davvero poche comunque, e saranno chiaramente segnate con questo simbolo S; i capitoli alternativi saranno forniti ogni volta che sarà possibile. C'è molto più riguardo la storia che riguardo il sesso, perciò anche se non apprezzi lo yaoi spero che troverai piacevole questa storia. Se credi di sentirti offeso/a, per favore, smetti di leggere ora.
- Questa storia è un'opera in prosecuzione ed è soggetta a continue revisioni. In più, una volta che la storia intera sarà stata scritta, avrò sicuramente bisogno di rivederla e rifare completamente alcune sezioni. Grazie per la vostra pazienza. ^_^
Queste erano le note scritte dall'autrice della fanfic Natalie Baan, ora vorrei solo fare io personalmente una precisazione riguardo all'argomento yaoi, shounen ai.
Per chi non lo sapesse, sia yaoi che shounen ai riguardano storie contenenti materiale omosessuale, nello specifico maschile. Per yaoi si intende una storia con alto ed esplicito materiale omosessuale, mentre lo shounen ai è assai meno esplicito. In "Sakura and Snow" saranno pochissime, e dico davvero poche, le sezioni con materiale yaoi, in più l'autrice, come diceva nelle note, crea appositamente versioni diverse dello stesso capitolo, con o senza yaoi, in modo che si possa scegliere quale si preferisce leggere. Per il resto, "Sakura and Snow" si può definire shounen ai. Quindi credo che questa fanfic si possa leggere tranquillamente senza temere di incappare in chissà che materiale porno, non c'è da preoccuparsi!
Comunque, se l'argomento vi disturba, non vi resta altro da fare che chiudere questa pagina!
Spero che queste brevi note vi siano state utili! Se alla fine di un capitolo vi saranno note dell'autrice, vedrò di tradurre anche quelle!
Adesso cercherò di farmi spiegare e insegnare da qualcuno come costruire un sito web dove pubblicare le fanfic che vorrei tradurre! Diciamo quindi che questo blog è temporaneo!
Per qualsiasi domanda contattatemi: subaru_sumeragi@libero.it
September 06 Sakura e Neve - Prologo❀❉ Sakura e Neve ❉❀
Era molto tempo che volevo completare e pubblicare la traduzione di questa bellissima fan fict di Natalie Baan, e sono felice di essere finalmente riuscita a farlo! Non sono un granchè nel fare blog, o siti o di queste cose, non capisco molti termini e cosa bisogna fare in certi casi... ma dovrebbe essere tutto a posto! ^__^ Mi sono divertita molto a tradurre questo primo capitolo, e spero vi piaccia! Credo che dovrò fare un pò di pubblicità al blog sennò nessuno saprà mai che ho fatto questa traduzione! Mi darò da fare d'ora in poi! ^__^ Allora un grazie enorme a Natalie Baan che ha scritto questa splendida fan fict, THANK YOU!!! ^o^
La seguente traduzione non può essere pubbilcata su nessun sito, blog o simili. Se qualcuno la vuole leggere viene qua! Tutti i diritti spettano comunque alle Clamp, che hanno creato quei due gran pezzi di uomini di Subaru e Seishirou (*ç*), e a Natalie Baan, che ha scritto la fan fict.
Sakura e Neve
Prologo
di Natalie Baan, traduzione di subaru87
Su tutta Tokyo gli alberi di ciliegio erano in fiore, ma in nessun luogo erano rigogliosi come nel parco di Ueno. Il parco era stranamente vuoto nonostante il bel tempo primaverile. Normalmente ci sarebbero stati numerosi impiegati e segretarie, allegre famigliole e coppiette, ma oggi c’erano solo poche persone. E di quelli che erano venuti a stendere le loro tovaglie sull’erba, a ridere, mangiare e a bere guardando scendere i petali, molti sembravano un po’ nervosi.
Non c’era da stupirsene. Si parlava del terremoto che aveva distrutto la città poco prima. Il Nakano Sun Plaza era stato completamente distrutto. Era una cosa terribile.
Nonostante ciò, alcuni bambini corsero urlando sotto gli alberi di ciliegio, ignorando le conversazioni e le faccende che preoccupavano gli adulti. I petali rosa cadevano intorno a loro.
Sakurazuka Seishirou toccò il tronco di un albero particolare.
Sorrise.
Piccoli pezzi di carta caddero a terra, fogli bianchi segnati da iscrizioni nere. Si posarono sul pavimento e sul cadavere che giaceva lì, e sul sangue che ristagnava intorno. Il sangue filtrava attraverso la fibra della carta, e un sottile veleno penetrò nel terreno sotto il plaza, macchiando ciò che aveva mantenuto quel luogo sicuro.
Un’esplosione di luce lacerò cielo e terra—
E un Drago d’energia serpeggiò in aria.
Seishirou sollevò e attirò a se la punta di un ramo fiorito. Lasciò che il delicato fiore sfiorasse la sua guancia. Dietro gli occhiali scuri, i suoi occhi erano chiusi e sereni.
Stava ricordando.
Nakano, prima del terremoto… il rumore distante di urla e sirene. Il dolce sapore del potere appena usato lo riempiva ancora. Il plaza era stato sommerso dalle macerie, come le strade e i marciapiedi circostanti; i vetri rotti scintillavano a terra. Da qualche parte, un incendio mandava in aria un sottile velo di fumo, ma il fumo e le nubi di polvere svanirono lentamente, portate via dal vento che si era alzato. Il cielo si stava schiarendo ancora una volta.
Nakano Sun Plaza… il suono di passi riecheggiava tra le pareti frantumate.
Seishirou si girò. Sorrise, molto delicatamente, alla persona che si stava avvicinando.
“Subaru-kun.”
Seishirou aprì gli occhi e guardò la lenta pioggia dei fiori di ciliegio. Il sorriso non aveva lasciato il suo volto. Non lo aveva dimenticato…
No, non lo aveva mai dimenticato.
Colui al quale aveva permesso di sfuggirgli.
Colui che un giorno avrebbe ucciso.
Aveva già deciso il momento…
“Ti stavo cercando,” disse Subaru con voce calma.
“Perché?”
“Per realizzare il mio desiderio…”
Dalle mani di Subaru si espanse uno spazio stellato, luminoso e crescente.
Il kekkai di uno dei Sette Sigilli.
<Hey,> iniziò Seishirou silenziosamente, scherzosamente, anche se il Sumeragi non poteva sentirlo. <Ora che so che sei un Sigillo, Subaru-kun, ho deciso finalmente.>
<Ti ucciderò nel giorno finale.>
<Perché tu e questa fragile “pietra angolare”, questa Tokyo, siete stati due progetti a cui ho dedicato molto tempo e i vostri destini sono così strettamente legati—>
<E’ una conclusione elegante, per finire entrambi in una volta sola.>
Il vento si mosse impetuoso attraverso il sakura, pettinando i capelli neri di Seishirou. Scorse un petalo che vi si era nascosto, e lo allontanò rapidamente. I rami degli alberi sussurrarono tra di loro, delicato suono del bosco che parla. Lente nuvole iniziarono a passare davanti al sole.
<Sumeragi e Sakurazukamori… due facce della medaglia dell’onmyoudou, la luce e l’oscurità. Sarebbe stato appropriato per noi incontrarci in ogni caso, sulla soglia della distruzione del mondo, anche se non ti avessi marchiato come una mia preda tempo fa. E considerato questo, considerato quanto mi sono già intromesso nella tua vita—>
<Si. Vederti morire il giorno finale potrebbe andare bene.>
<Quindi, per queste ragioni, continuerò a osservarti per un pò. Per queste ragioni—>
<—e per un’altra ancora.>
“Hai detto di avere un desiderio. Il tuo desiderio… è uccidermi?” Sembrava molto serio, e Seishirou rise.
“Sei veramente carino, Subaru-kun…>
<Lo sei davvero.>
<Vuoi combattermi, non è così? Beh, lo voglio anch’io. Voglio vedere quanto puoi contro di me.>
<Il tredicesimo capofamiglia dei Sumeragi…>
<Mi sfiderai quel giorno, Sumeragi Subaru?>
Un forte vento sferzò tra i due. Le loro voci si alzarono, una sull’altra. Forze magiche risuonavano in ogni sillaba, in ogni gesto.
"/On makayakisha bazara sataba... jakuunban kohara beisha un./"
Torrenti d’energia sovrannaturale serpeggiarono tra le mani di Subaru. Restò immobile tra il vento tagliente e stridente, e i suoi occhi verdi non lasciarono mai la figura del suo nemico.
Seishirou analizzò la forza di questo avversario. Quando era soddisfatto della sua conoscenza, si esercitava in un certo modo. (1) I fili invisibili che legavano la magia a Subaru erano improvvisamente legati.
"/On asanmagini unhatta...on bazarato...shikoku./"
Subaru sussultò.
Il potere di Seishirou scaraventò indietro Subaru, e batté contro il muro dell’edificio.
Uno dei bambini più piccoli si lamentò improvvisamente quando inciampò su una radice e cadde. Rimase lì per un attimo, poi balzò in piedi e corse verso gli altri, urlandogli di aspettarlo. I bambini calpestavano i petali caduti, e dove erano stati schiacciati quella morbida seta diventava nera, come un livido.
Una chiazza di sangue, che si spande sotto la pelle…
Seishirou camminò verso Subaru in ginocchio e fissò l’uomo più giovane. Potente, si, come doveva essere il capo degli onmyouji del Giappone: più potente di chiunque altro in passato. Tra i Sette Sigilli, poteva essere secondo solo a Kamui stesso. Si era allenato duramente, e intensamente addestrato; i suoi lavori erano portati a termine con tutte le capacità che solo una dedizione che persegue un unico scopo e anni di esperienza potevano dare… ma non era alla pari di Seishirou.
C’era una “crepa” in lui da qualche parte, una frattura delle sue energie che intralciava il suo pieno potenziale.
La terribile promessa del suo potere spirituale non era mai stata soddisfatta.
<Quella combinazione di coraggio e debolezza…>
<Subaru-kun…>
<Ora sei abbastanza forte per essere una prova divertente dei miei poteri, ma non abbastanza forte per battermi.>
<Un’altra scommessa sicura come questa…>
Seishirou rise ancora.
<Come posso resistere?>
All’interno dello spazio del kekkai, il vento stava diminuendo gradualmente. Seishirou stava in piedi di fronte alla vittima, colui per il quale aveva così a lungo piegato le silenziose leggi dei Sakurazukamori. Aveva sempre avuto intenzione di finire il loro gioco un giorno… e ora sapeva quando.
Sorrise all’onmyouji ferito.
“Allora… ci vedremo di nuovo.”
<Si.>
<Nel giorno finale…>
La voce di un bambino urlò: “Aspettate! Ehi, aspettatemi! Non è giusto!” Piccole figure si sparsero in mezzo agli alberi. Il suono delle risate acute risuonava, svanendo pian piano nella distanza.
Quella singola voce urlò ancora, poi si fermò.
Seishirou appoggiò ancora la mano all’albero.
<Subaru-kun, tutto muore alla fine. Come il futuro di questa città, il tuo tempo è scaduto.>
<Non è che “ti odio”, o che “desideri” particolarmente che tu muoia…>
<E’ semplicemente qualcosa che accadrà, tutto qui.>
<Sono un Sakurazukamori, e ti ucciderò.>
<E’ veramente semplice.>
Ancora sorridendo, Seishirou lasciò che la sua mano scivolasse dall’albero di ciliegio. Dopo un momento, si girò e andò via. Ovunque, i petali cadevano belli e spietati.
Da qualche parte, una madre stava chiamando suo figlio.
Prologo - Fine
...:Note:...
(1) Quando era soddisfatto della sua conoscenza, si esercitava in un certo modo.
Non ho trovato un modo migliore per tradurre questa frase, ma mi suona un pò strana! In originale, la frase era: When he was satisfied with his knowledge, he exerted himself in a certain way. Sarà che si traduce in questo modo, ma a me continua a sembrare strana! ^^''' D'altronde, spesso ci sono frasi che non hanno molto senso quando vengono tradotte da una lingua all'altra!
Questo è il Prologo di "Sakura e Neve"! Mi impegnerò più che posso a tradurre in fretta il primo capitolo, l'ho già iniziato da un pò! Ma ora devo anche iniziare a pensare all'università... in ogni caso ce la metterò tutta, mi sto divertendo molto a fare questa traduzione, e d'altronde, anche io voglio continuare a leggerla! ^__^ MI raccomando lasciate qualche commento e ditemi cosa ne pensate!! Alla prossima!
Per qualsiasi domanda: subaru_sumeragi@libero.it
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